Il carcinoma vescicale è il tumore più frequente della vescica, e comprende l’insieme delle neoplasie maligne che originano dal tessuto epiteliale della vescica urinaria, chiamato urotelio.

 

Pertanto altri nomi accettati di questa malattia sono carcinoma uroteliale (UCC) o carcinoma transizionale (TCC), perché se ne descrive l’istotipo più frequente.

Epidemiologia: Negli Stati Uniti d’America l’incidenza assoluta si attesta a circa 71.000 nuovi casi ogni anno e il numero di decessi annui di circa 15.000.

Tra le cause di questa neoplasia, più frequente negli uomini e di cui in Italia si diagnosticano ogni anno oltre 20 mila nuovi casi (più di 16 mila nel sesso maschile e circa 4 mila in quello femminile, generalmente dopo i 65 anni d’età), ci sono il fumo di sigaretta, la dieta ricca di grassi saturi, la genetica. E ancora, l’esposizione cronica ad alcune sostanze, quali le amine aromatiche e nitrosamine (frequente nei lavoratori dell’industria tessile, dei coloranti, della gomma e del cuoio), radioterapie sulla zona pelvica, farmaci, come la ciclofosfamide e la ifosfamide, ma anche l’infezione da Bilharzia e Schistosoma haematobium, parassiti diffusi in alcuni paesi del Medio Oriente.

Sangue nelle urine, che assumono un colore rosso o ruggine, presenza di coaguli, svuotamento alterato della vescica, difficoltà ad urinare anche in presenza di stimolo, nelle forme più avanzate dolore alla zona pelvica o al fianco: in presenza di questi sintomi d’allarme, frequenti però anche in altre patologie dell’apparato urinario, è lecito sospettare un tumore maligno della vescica, il 3% di tutti i tumori e in urologia il secondo dopo quello della prostata. Perché la diagnosi precoce è sempre fondamentale per aumentare le probabilità di guarigione. Quasi l’80 per cento dei malati è vivo ad oggi a cinque anni dalla scoperta della malattia.

Per la diagnosi dall’ecografia dell’apparato urinario a vescica piena, alla ricerca di cellule tumorali nelle urine (citologia urinaria), alla risonanza magnetica e soprattutto la cistoscopia, che permette di vedere l’interno della vescica e prelevare campioni di tessuto per l’esame istologico. 
Importante è anche la TAC, la PET e la scintigrafia ossea per valutare se il tumore si è esteso oltre la vescica.

La resezione endoscopica transuretale, detta anche TURB, è indicata per neoplasie di piccole dimensioni non infiltranti e rappresenta spesso il trattamento risolutivo, mentre la cistectomia (cioè l’asportazione dell’organo) parziale o totale, va presa in considerazione negli stadi più avanzati e nelle forme più aggressive. Chirurgia, chemioterapia e radioterapia sono spesso combinati, ma nel carcinoma in situ, cioè molto localizzato e superficiale, per prevenire la comparsa di recidive o la progressione di malattia si impiega il trattamento intravescicale attraverso un catetere con chemioterapici (ad esempio la mitomicina) o immunoterapici, con il bacillo di Calmette-Guerin (BCG, lo stesso che si usava per la vaccinazione contro la tubercolosi).

 

Antonini Urology
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.