ASSE-INTESTINO-RENI le nuove frontiere dell’Urologia Integrata: dal Microbiota intestinale alla Malattia renale cronica.
Come già descritto innumerevoli volte in altri articoli, il microbiota intestinale rappresenta innumerevoli microrganismi che risiedono nel nostro tratto gasto-intestinale e rivestono numerose funzioni per l’organismo. Tra le attività più note c’è sicuramente quella digestiva, ma studi recenti hanno messo in luce gli effetti regolatori del microbiota su diverse funzioni del corpo come quelle immunitarie otre alla correlazione tra una flora batterica alterata e diverse patologie croniche. Oggi parliamo del suo ruolo in Urologia, nello specifico dell’ insufficienza renale cronica.

Diana YEDID
Senior Scientific and Managing Director
DyD Medicina Integrativa®
Alimentazione, composizione del Microbiota e insufficenza renale cronica
Il cibo in tavola è un utile strumento per la gestione di alcune malattie croniche molti studi hanno messo in evidenza la relazione tra alimentazione, composizione del microbiota intestinale e marcatori di infiammazione e stress ossidativo nei pazienti affetti da insufficienza renale cronica, una malattia molto diffusa a livello globale (si stima che riguardi l’11-13% della popolazione, ndr). Chi soffre di questa patologia è di solito un paziente fragile, che spesso presenta diabete e altre malattia cardiovascolari, ed è di solito a rischio di malnutrizione.
Alla luce delle ultime ricerche, la relazione tra alimentazione e microbiota intestinale sembrerebbe di primaria importanza per la nostra salute: la dieta, i cambiamenti fisiologici che si hanno con l’invecchiamento e l’indebolimento della funzionalità del sistema immunitario sono fattori che alterano la composizione del microbiota. Questo inciderebbe di riflesso sulla qualità della vita. Ecco perché risulta fondamentale unire un approccio nutrizionale mirato e personalizzato anche per i pazienti che soffrono di unsuficienza renale o altre patologie Urologiche.
Allo stato attuale e degli studi in essere, si necessità ulteriore approfondimento sulla relazione fra questi legami allo scopo di sviluppare interventi di prevenzione mirata e limitare il peggioramento della malattia renale, migliorando di conseguenza la qualità della vita dei pazienti nefropatici.
Composizione del Microbiota intestinale, nei pazienti affetti da malattia renale cronica
Sappiamo che la composizione del microbiota intestinale, nei pazienti affetti da malattia renale cronica, è completamente diversa da quella del soggetto sano: tale squilibrio è denominato “disbiosi”. Con la perdita progressiva della sua funzione il rene perde la capacità di eliminare sia le sostanze provenienti dal metabolismo umano, sia quelle del suo simbionte, il microbiota intestinale.
Alcune di queste sostanze sono annoverate nella categoria delle tossine uremiche: tra quelle di derivazione intestinale le principali e più studiate sono p-cresil solfato (PCS) e indossile solfato (IS). La disbiosi indotta dall’uremia è riconducibile a una serie di fattori: col declino della funzione renale il colon assume il ruolo di organo emuntore e l’escrezione di urea nello stesso modifica il microambiente chimico. Il conseguente innalzamento del pH del colon esercita una pressione selettiva a favore di specie ureasi-positive, che sono responsabili della conversione dell’urea in ammoniaca. Ciò determina una degradazione dello strato protettivo di muco e un’alterazione della permeabilità intestinale per distruzione delle tight junction. In conseguenza di ciò si ha il passaggio di materiale batterico attraverso la mucosa e l’attivazione di un meccanismo infiammatorio cronico locale e sistemico, dovuto alla traslocazione di frammenti batterici in circolo, come indica la presenza ematica di DNA batterico delle specie intestinali, evidenziata da alcuni studi scientifici.
Dieta nella malttia renale cronica
Nella malattia renale cronica, l’alimentazione ideale è rappresentata dalla restrizione di proteine e sale, e da un buon introito di fibra alimentare. Sarebbe utile in ogni caso valutare l’anamnesi del Paziente e stilare un programma alimentare personalizzato e mirato.
L’insufficienza renale cronica (IRC) è un grave problema clinico e sanitario, perché è associato ad un aumento del rischio di eventi cardiovascolari e ospedalizzazione. Anche nota come malattia renale cronica (MRC), possiede cinque stadi di evoluzione e coloro che ne sono affetti sin dagli stadi iniziali rappresentano pazienti ad alto/altissimo rischio cardiovascolare. Infatti, accanto ai tradizionali fattori di rischio cardiovascolare (es. dislipidemia ed ipertensione), più caratteristici del paziente con IRC sono l’ aumentato stress ossidativo, infiammazione cronica e la comparsa di disfunzione endoteliale. L’IRC pertanto diviene un fattore di co-morbidità rilevante, per molteplici condizioni cliniche ad alta prevalenza nella popolazione generale.
Restrizione proteica pro & contro
A causa della cattiva funzionalità renale, è stato sempre raccomandato ai paziente nefropatici di limitare l’introito di proteine. Nello specifico la carne animale, data la sua ricchezza in amminoacidi azotati (glutammina, arginina, ecc.) e creatina, da cui deriva la creatinina, che è solitamente più elevata del normale durante la malattia. I contenuti dietetici e i loro metaboliti sono noti per essere strettamente correlati alla progressione della malattia. L’accumulo di soluti di ritenzione uremica è un fenomeno assodato nei pazienti con IRC. Questi soluti, chiamati tossine uremiche, contribuiscono alla sindrome uremica. I pazienti con malattia renale progressiva devono mantenere un basso introito di potassio e di fosforo. Di conseguenza, la loro dieta tende ad essere povera in fibre vegetali e organismi simbiotici; ciò può alterare il normale microbiota intestinale, portando alla crescita eccessiva di batteri che generano tossine uremiche.
Vari studi suggeriscono come la restrizione proteica potrebbe rallentare la progressione della malattia renale cronica. La dieta a basso contenuto di proteine ha dimostrato di ridurre i livelli di guanidina e indossil-solfato e ridurre l’assunzione di acidi. Tuttavia, secondo la modifica della dieta in uno studio sulle malattie renali (MDRD), un basso tenore proteico potrebbe essere poco utile in generale. Inoltre, un follow-up a più lungo termine dello studio MDRD ha mostrato un maggior rischio di morte in quelli assegnati al gruppo ipoproteico. Nel complesso, l’equilibrio delle prove suggerisce un vantaggio di moderata restrizione proteica dietetica, che è ancora controversa.
Nella metabolomica, https://antoniniurology.com/metabolomica/ si è dimostrato come le alterazioni del microbiota intestinale sono strettamente associate ai livelli di formazione delle tossine uremiche. L’IRC spesso altera il profilo del microbiota in associazione con un aumento di queste tossine, come indici di progressione della malattia.
Probiotici e prebiotici
I probiotici, batteri che controllano la crescita di batteri nocivi, mantengono l’equilibrio della flora dell’intestino e potrebbero impedire la progressione della MRC, migliorando le barriere intestinali e riducendo la formazione di tossine.
I prebiotici, invece, sono fibre vegetali speciali che promuovono la crescita di batteri sani nell’intestino; la loro presenza pare essenziale per la corretta funzionalità dei primi. In studi preliminari, la somministrazione di prebiotici in pazienti con IRC a vari stadi, si è dimostrata utile nel rallentare la progressione della malattia. Infatti, studi su animali e umani suggeriscono che prebiotici e probiotici possono avere ruoli terapeutici nel mantenimento di un microbiota intestinale metabolicamente bilanciato e nel ridurre la progressione della CKD e delle complicanze associate all’uremia. Proponiamo che ulteriori ricerche si concentrino sull’utilizzo di questo meccanismo metabolico altamente efficiente per alleviare i sintomi uremici
Conclusioni
L’intestino umano ospita 100 trilioni di cellule microbiche, che influenzano la nutrizione, il metabolismo, la fisiologia e la funzione immunitaria dell’ospite. Qui abbiamo esamininato i cambiamenti quantitativi e qualitativi nel microbiota intestinale dei pazienti con CKD che portano a disturbi di questa relazione simbiotica, come questo può contribuire alla progressione della CKD e gli interventi mirati per ristabilire la simbiosi. L’endotossina derivata dai batteri intestinali stimola una potente risposta infiammatoria nell’organismo ospite. Inoltre, la fermentazione proteica da parte del microbiota intestinale genera una miriade di metaboliti tossici, tra cui p-cresolo e indossil solfato. L’interruzione della funzione di barriera intestinale nella CKD consente la traslocazione di endotossine e metaboliti batterici nella circolazione sistemica, che contribuisce alla tossicità uremica, all’infiammazione, alla progressione della CKD, e malattie cardiovascolari associate. Sono stati spiegati in questo articolo diversi interventi mirati che mirano a ristabilire la simbiosi intestinale, neutralizzare le endotossine batteriche o adsorbire le tossine uremiche derivate dall’intestino, il nostro primo cervello.
Fonte:
Diet posttranslationally modifies the mouse gut microbial proteome to modulate renal function https://science.sciencemag.org/content/369/6510/1518
The Gut Microbiome, Kidney Disease, and Targeted Interventions
https://www.academia.edu/39060300/The_Gut_Microbiome_Kidney_Disease_and_Targeted_Interventions?email_work_card=title
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