Un chewing-gum per prevenire l’Hpv
TORONTO
Esiste adesso un chewing-gum capace di prevenire l’infezione da Papilloma virus umano (Hpv), una delle più frequenti malattie a trasmissione sessuale.
La rivoluzionaria scoperta è frutto di una ricerca condotta dall’urologo e andrologo di Roma, Gabriele Antonini e dalla società di ricerca italo-svizzera Safi Medical Care.
Per comprendere meglio la funzionalità del farmaco e la gravità dell’infezione, abbiamo intervistato il Dott. Antonini.
In cosa consiste questo farmaco e quando è necessario assumerlo?
«Bisogna pensare a questo chewing-gum un po’ come alla pillola del giorno dopo a cui le donne ricorrono nel caso di un rapporto a rischio per prevenire eventuali gravidanze. Questo nuovo prodotto ha la stessa valenza, ma per evitare la contaminazione da papilloma virus se il partner ne è affetto. È per uso orale, il chewing-gum come strumento di prevenzione è una novità assoluta, ma stiamo già lavorando per realizzare ulteriori prodotti “user friendly”».
Come agisce nel contrasto all’infezione da Hpv?
«Il chewing-gum crea un ambiente sfavorevole alla replicazione del virus attraverso alcuni specifici principi attivi di natura vegetale. L’entità delle sostanze utilizzate è comunque ancora sottoposta a “segreto di laboratorio”».
Quando entrerà in commercio il farmaco e quali saranno le modalità di vendita al pubblico?
«Sarà possibile acquistare il farmaco già a settembre e non sarà necessaria la prescrizione da parte del medico. Sarà infatti un dispositivo di “classe C”. Vi è certamente la possibilità che il Ministero disponga l’obbligo di ricetta medica, ma sinceramente non credo avverrà».
Quanto è pericolosa l’infezione da Hpv?
Si tratta di un virus che ha diversi sottotipi, nel senso che vi sono diversi ceppi di papilloma che a seconda della loro natura possono essere più o meno virulenti. Generalmente l’infezione esordisce attraverso alcune lesioni verrucose che, se trascurate, possono sfociare in un’infiltrazione nei tessuti e generare delle patologie. Si parla comunque di basso e alto rischio oncogeno e in linea di massima il 16 e il 18 sono quelli più pericolosi. Nelle donne possono dare origine al tumore nel collo dell’utero in quanto è proprio lì che il virus si stanzia, mentre nell’uomo, in una percentuale più bassa rispetto alle donne, alcuni tipi di Hpv possono determinare la comparsa di un tumore del glande».
È possibile la completa guarigione dal virus una volta contratto?
«Potrebbe accadere attraverso un intervento chirurgico consistente nell’escissione della lesione verrucosa».
I pazienti in generale risultano informati sulla natura e la diffusione di questo virus?
«Con la promiscuità dei rapporti è sempre più facile contrarre questo tipo di infezione. I rapporti occasionali possono generare una contaminazione importante e molte volte il paziente stesso ne è ignaro. Le donne in genere sono molto informate sull’Hpv, ma gli uomini lo sono molto meno. La maggior parte dei casi maschili arrivano infatti all’attenzione dell’urologo perché allertati dalla donna che ha ricevuto una diagnosi positiva da parte del ginecologo. L’uomo è praticamente il vettore inconsapevole del virus».
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